IL VADEMECUM

A MIA MAMMA E AL MIO PAPA’

Dedico questo mio nuovo libro a voi, mamma e papà. A voi che ora siete uniti nella gloria del Padre. Questa dedica ha lo scopo di esprimere il sentimento più sublime di un ricordo vivente ed inestinguibile che ho di voi nella mia anima.

Grazie per avermi, non solamente generato, ma anche fatto crescere, con il vostro esempio, all’insegna della positività e del rispetto alla vita.

Con la vostra semplice e straordinaria grandezza, mi avete donato oltre all’amore per la vita, anche il rispetto verso se stessi, del prossimo e della natura, la stessa che da voi era custodita ed apprezzata come un dono prezioso ricevuto da Dio.

L’ esempio pratico che ho avuto l’onore di considerare da grande, non è stato una proposta teorica da parte vostra, ma esempio di vita vissuta. Una vita fatta di sacrifici, di rinunzie, di amore per la famiglia, di rispetto verso il prossimo e di vera onestà su tutti i fronti dell’esistenza.

La vostra spiritualità non è stata mai distaccata dal vivere. Perciò, il ricordo che avete lasciato di voi non è soltanto affettivo, ma anche come memoria di una parabola vivente da cui attingere, anche dopo la vostra dipartita, ispirazione, luce ed energia riflessiva.

Grazie papà, grazie mamma! Siete stampati imperituri nella mia anima. La vostra semplice nobiltà è entrata nel cuore di quanti hanno avuto la gioia di conoscervi.

Dedico questo libro al ricordo della vostra tenerezza, perché in ogni istante della mia vita vi sento e vi ascolto. In ogni pagina di questo scritto, sento e percepisco il vostro sorriso, quasi come se fossi seguito da una trasparente presenza rassicurante.

Mai nessuno potrà cancellare il volto della vostra incontaminata e genuina solennità dal mio cuore.

Mamma e papà, siete stati davvero genitori esemplari e incomparabili. Per questo ed altro ancora, ringrazio di cuore il Signore per avere avuto dei genitori come voi.

Lo farò sempre ed ovunque. Lo farò fino a quando saremo di nuovo riuniti nella gloria del Cielo che ci attende. Vostro figlio Pietro

PREFAZIONE

Questo libro, séguito del precedente La luce dell’essere, racconta in maniera molto personale il percorso che l’uomo deve seguire per uscire dagli stereotipi di una vita fatta di costrizioni e schemi ed elevarsi al di sopra del materiale per vivere ed esprimere una comunione con l’Essere Supremo, che è Dio.

Attraverso un cammino di rinascita interiore dovuta alla Grazia redentrice del Signore, l’uomo può raggiungere uno stato di maturità che gli consente di sperimentare concretamente già ora, nel presente, la salvezza donata da Dio.

Si tratta di uno stato di consapevolezza in cui è possibile vivere, finalmente, una vita ‘esuberante’ e ciò in nome della Fede che sviluppa in ciascun individuo, una nuova coscienza del suo essere in Cristo ed il suo essere mortale.

Questo stato di luce porterà l’uomo ad accettare i propri limiti e quelli degli altri, con umiltà e misericordia, ascendendo per identificazione al Regno dei Cieli, alla vera libertà, allo stato di testimoni che è l’espressione e lo splendore del nuovo mondo.

Questo potrà accadere ed avviene tramite l’ascolto della Parola creatrice, all’interno della propria anima.

Tutto questo, avendo come baricentro la Croce come segno di espiazione e di rinascita spirituale sia individuale sia collettiva, conseguenza del sacrificio di Cristo.

L’uomo nuovo perciò, può combattere il Male, debellare il blasfemo nell’esercizio della sua santificazione oggettiva, ma sempre in virtù di un rapporto ripristinato. In altre parole, come conseguenza e frutto dello Spirito e sempre nel nome del Signore che imparerà a nominare con cognizione di causa, senza fanatismo e senza superstizione.

Solo riconoscendo il proprio peccato egli potrà accettare il suo prossimo nella condivisione sia della propria umanità che della Grazia redentrice. In questo modo il credente potrà accostarsi alla Mensa cristiana, dove l’umanità si identifica e si congiunge, per fede, alla morte e resurrezione di Cristo.

Sotto quella croce svaniscono ogni differenza, ogni discriminazione sociale e confessionale.

Nel Corpo e nel Sangue di Gesù Nostro Signore realizzeremo l’amore disarmante e ritroveremo la vera unità, l’unità nella diversità.

La nota positiva con cui l’autore termina il suo secondo lavoro, a conclusione di questo viaggio faticoso, ma rigeneratore, riguarda l’umanità intera alla svolta del terzo millennio, quando la confusione spirituale e la crisi esistenziale dei popoli possono sparire per lasciare spazio ad una luce lineare e imperitura nata dalla consapevolezza della Grazia illimitata di Dio, rivelatasi nel profondo della nostra anima come luce e splendore che condurrà direttamente all’essenza dell’essere dove ritroveremo il nostro essere che vive Dio, nel quale dimoriamo e siamo.

INTRODUZIONE

 

Il tentativo di mediare qualche indicazione e scorgere, dal patrimonio culturale e spirituale dei nostri antenati, ispirazioni convincenti su un tema così importante e complesso, come il "riscoprirsi alla luce della Grazia redentrice", suscita in me la necessità spirituale che mi esorta ed in pari tempo mi conduce verso una profonda riflessione.

Un’esigenza dello spirito che mi porta a porre la mia attenzione non solo al contenuto di queste antiche testimonianze religiose e profetiche ma, soprattutto, mi induce all’ascolto della "Parola creatrice".

Un ascolto che è: anzitutto silenzio. Arresa totale alla presenza dello Spirito, che si rivela nel profondo del mio essere. Atteggiamento questo indispensabile, affinché si possa, da questa fonte di rivelazione divina e universale, cogliere almeno qualche raggio di luce incondizionata.

Quella luce vera, la cui essenza è immateriale ed è in armonia con la nostra interiorità, con l’essere nella sua interezza. Mi riferisco alla luce di Dio, poiché credo sia la sola che può davvero dissipare le tenebre della nostra razionalità limitata.

La sola che dalle parole profetiche può migrare e raggiungere il nostro spirito. E quivi, nel silenzio immenso del nostro essere, creare attenzione, armonia e nuova vita.

Una potenzialità spirituale la cui azione non prevarica in nessun modo la nostra umanità. Anzi al contrario. La nostra umanità sarà dallo Spirito risvegliata, rinforzata e rinnovata. Tutto questo avviene nel processo di liberazione e di riscatto totale.

Si tratta anzitutto dell’incontro con Dio e con noi stessi e conseguentemente il procedere gradualmente in quel percorso di affrancamento da ogni tipo di suggestione e di oppressione. Perciò questa operazione è di carattere spirituale, poiché prodotta dall’energia incondizionata.

Per tale ragione essa può liberare la personalità di ciascuno di noi da quei legami visibili ed invisibili che la rendono, talvolta, imprigionata e priva di vitalità.

Tutto ciò è necessario nonostante l’inganno della nostra mente nel modo di concepire la libertà.

La nostra coscienza esteriore, infatti, poiché vincolata da modelli costruiti dalle necessità e dalle codificazioni della società in cui viviamo, ha come riferimento sempre il fare e il non fare, il permettere ed il proibire.

Questo stato di esigenza è dovuto alla necessità di uniformarsi, scambiando l’uniformità per unità. Tutto ci conduce all’appiattimento e all’apparire.

La nostra mente perciò si dibatte sempre tra parametri marginali e non essenziali. In altre parole, i termini di confronto a cui siamo sollecitati sia dalla società che dal mondo della religione sono dettati quasi sempre da esigenze temporali.

Necessità evidenziate soggettivamente da zelanti condottieri non sempre illuminati dallo spirito di quella diaconia insegnata dal Grande Maestro.

                                                           Matteo 20:26.

Ma non è così tra voi; anzi, chiunque vorrà esser grande fra voi, sarà vostro servitore; 20:27 e chiunque fra voi vorrà esser primo, sarà vostro servitore; 20:28 appunto come il Figliuolo dell'uomo non è venuto per esser servito ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti.

Per tale ragione, ci troviamo quasi sempre alle prese con temi di libertà che esprimono dubbi e impossibilità di realizzazione. Una libertà conformista, che nonostante venga decantata e sbandierata all’insegna di una ideologia o di una religiosità talora suggestiva, per lo più è concepita e vissuta solo esteriormente.

A volte, queste forme di condizionamenti mentali sono vissuti da certuni praticanti persino con euforia ai danni e al disprezzo del prossimo, tuttavia questi aspetti nascondono, in alcuni casi, forme profonde di angoscia e di esasperazione

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Da un punto di vista religioso, questo è il frutto di una teologia del terrore che porta inevitabilmente le persone alla mistificazione della fede e, necessariamente, alla fuga dalla realtà civile del vivere.

A dire il vero, non mancano stati palesi di ansia e di gravi sensi di colpa. Elementi questi che esprimono una religiosità che, a dire il vero, non è reale, tanto meno una fede nel senso evangelico.

Queste anomalie sono più vicine al paganesimo che alla fede del Figlio di Dio. Esse esprimono, piuttosto, una specie di raffinata forma di superstizione e un autentico stato di fanatismo devoto.

A fronte di tali esteriorità, a dir poco di dubbia interpretazione, ci si accorge della complessità e allo stesso tempo della delicatezza dei temi sopraccennati e di queste riflessioni.

I temi cui sto facendo cenno o cenno sono situazioni molto rischiose. Lo sono non soltanto perché portatrici di confusione, ma anche perché distanti dalla testimonianza delle Sacre Scritture e dal Vangelo del Signore.

Il Vangelo, come sappiamo, non è una meta da raggiungere. Non è neppure una dottrina da recitare. Il Vangelo è dono di Grazia Redentrice. Grazia Redentrice che è presenza di Dio nella storia. Dio- umanità. Presenza dello Spirito. Lo stesso che illumina, crea nuova vita e dona la vera libertà.

Purtroppo, a fronte di tutte queste stranezze, sovente contrabbandate per religiosità e fede, ci si accorge, nostro malgrado, di essere seriamente limitati e notevolmente condizionati.

Ma non solo. In realtà, credo che da queste forme mistificatorie, antiche come il mondo, siamo seriamente ostacolati nel cammino del divenire e ciò su tutti i fronti dell’esistenza umana.

Per le stesse ragioni, siamo quasi impediti, rallentati nel processo della rinascita interiore e perciò nel rinnovamento dello Spirito e quindi frenati nella crescita verso la consapevolezza.

Se consideriamo con realismo queste argomentazioni, ci accorgiamo che le difficoltà che incontriamo sono causate dai vari indottrinamenti sia culturali, sia ideologici sia religiosi.

Sono condizionamenti significativi fino al punto di impedire all’individuo quella naturale predisposizione di attenzione su tutti i fronti della vita e del pensiero.

Perciò questi stati di suggestione non permettono, anzi ostacolano, una riflessione libera e sgombra da superficialità, da preconcetti e dalla voglia di apparire.

Tali condizionamenti costituiscono, talvolta, un vero ostacolo per un atteggiamento di ricerca e di amore per la verità. Quella Verità che non diventa mai nostra proprietà.

 

Luca 5:39 .E nessuno che abbia bevuto del vin vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: Il vecchio è buono.

Essa, infatti, nei migliori dei casi si rivela, ma sempre come aspetto parziale, mai totale. Questo è un principio che si dovrebbe applicare in ogni campo della nostra esistenza. Un comportamento di aderenza alla Verità che tutti dovremmo avere: una predisposizione di percettibilità e di ricevimento.

Un atteggiamento sciolto, autonomo, libero e riflessivo. In termini spirituali, si tratta di un "ascolto orante" del Verbo di Dio. Un ascolto della "Parola" dalle parole. Parola divina che nell’amore incondizionato, "migra" dalle parole e si rivela nel profondo del nostro essere. Quivi, infatti, avviene il nostro incontro con l’incondizionato. Tale dovrebbe essere la presa di posizione di ogni credente, ma spesso non è così. Sebbene il vanto di alcuni gruppi (in certi casi esagerato oltre ogni ragionevolezza), la maggior parte delle persone religiose si ritrovano spesso nell’angoscia e nella paura.

 

Molti di noi vivono la vita quotidiana come una vera condanna da assolvere, una specie di maledizione.

Tutto questo, smentendo oggettivamente ogni ostentata affermazione di fede e di religiosità confessionale positiva. Più delle volte, infatti, le stesse sono recitate per abitudine e perciò prive di consapevolezza e di risonanza nell’evidente. Si tratta di uno stato di schiavitù e di terrore i cui risultati sono drammatici e spesso assumono addirittura aspetti di alterazioni psichiche abbastanza preoccupanti.

Questi atteggiamenti oppressivi conducono a mutamenti della personalità che soltanto in apparenza potrebbero sembrare innocui. In realtà, questi stati di ansia e di esagerati timori per un presente tenebroso ed un futuro minaccioso possono nascondere e fatalmente condurre ad effettive condizioni oppressive.

Infine, queste posizioni autoritarie ed assolutiste possono condurre alla disperazione.

 

Talvolta sono già stati di nevrosi che appartengono a personalità infantili mai pervenute a maturità spirituale. Purtroppo le pagine dei quotidiani di tutto il mondo sono rigogliose di fatti e di episodi che confermano questo stato di anormalità.

 

Per queste ragioni credo sia cosa ragionevole ed opportuna affrontare un’argomentazione come questa, nonostante sia stata ed è tuttora avvolta da insidie e da un vigoroso annebbiamento da parte del mondo della religiosità che propaganda queste anomalie come verità indiscutibili.

Vero è che molte persone che si atteggiano spirituali e biblisti illuminati, nella loro folle presunzione, hanno creduto e sono persuasi di potersi accaparrare tutte le risposte agli interrogativi del genere umano.

Credono che soltanto a loro sia stata rivelata la conoscenza di Dio; solamente alla loro coscienza soggettiva che, in tal caso, diventa legge per se e per gli altri.

Inseguendo con zelo questo loro itinerario, come impazziti applicano a loro arbitrio versetti biblici ad ogni caso e ad ogni situazione, soprattutto quando si tratta di giudicare il prossimo.

Lo fanno anche a fronte di quelle circostanze più disperate che, invero, richiederebbero ben altre risposte e soluzioni, almeno un rispettoso silenzio.

 

Luca 6:36.

Siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro.

Troppo spesso i proclami di questo fanatismo sono vuoti di significato teologico, sia per ciò che riguarda la testimonianza resa dalle Sacre Scritture che per la vita pratica delle persone. Perciò le voci dei più rischiano di rimanere distanti e in contrapposizione all’Evangelo della Grazia infinita del Signore.

Quel Vangelo e quella Grazia rivelata da Dio e resa pubblica alla croce del Calvario! A dire il vero, all’interno di queste prassi e meandri del fondamentalismo – perché di questo si tratta - è difficile individuare segni di autentico rinnovamento. Inoltre, è difficile scorgere elementi significativi di consapevolezza sia di fede che di spiritualità autentica.

Una spiritualità che, a prescindere dalla sensibilità individuale, conduca, ad ogni modo, ad una esistenza sempre più armoniosa tra spirito e materia. Purtroppo si riscontrano senza fatica presenze considerevoli di ottenebrato legalismo. Legalismo sorretto per lo più da una grande superficialità moraleggiante e proibizionista.

Un moralismo la cui forza e sussistenza scaturisce e prende forma da un fanatico e cieco integralismo biblico. Un legalismo biblico costruito di volta in volta, secondo le esigenze confessionali del momento.

La maggior parte delle volte è richiesto da persone ossessionate.

Una specie di conformismo perbenista fine a se stesso la cui importanza è rivolta principalmente verso l’uniformità e l’apparire. In conclusione, si tratta di un adeguamento passivo senza vitalità, quasi cadaverico. La maggior parte delle persone coinvolte si limita a recitare versetti biblici.

Questi annunci sono veicolati da regole proibizioniste indirizzate non solo ai propri seguaci e questo già è cosa grave. Le esigenze di questo fariseismo smodato hanno la pretesa di estendersi prepotentemente anche a tutta la società civile.

Lettura da: Matteo 23:24.

Guide cieche, che colate il moscerino e inghiottite il cammello. 23:25 Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché nettate il di fuori del calice e del piatto, mentre dentro son pieni di rapina e d'intemperanza.

Una collettività che è considerata dai più preda e organizzazione del demonio. Una società da convertire a Dio, non secondo i dettami della Grazia Redentrice, che agisce nella misericordia e nel rispetto di ogni coscienza.Al contrario secondo i propri canoni integralisti posti come condizione per attirarsi la benevolenza del Signore.

Tale atteggiamento non è solo il rinnegamento della fede, ma è l’espressione del vero ateismo religioso! Queste regole e insegnamenti dogmatici, in antitesi alla croce del Signore, vengono ripetuti all’infinito e ciò all’insegna di una presunzione sovversiva che lascia davvero sconcertati e senza parole.

Ci lascia disorientati, soprattutto perché queste forme di pio integralismo sono dai più considerate non solo spiritualità, ma addirittura austera e autentica santità.

 

Tutto questo è invece, salvo poche eccezioni, cieco fanatismo distante dalla vera fede e dalla tangibilità del vivere. Lontano quindi dal Gesù di Nazareth e dal Cristo il risorto.

Per tale ragione, la maggior parte delle persone coinvolte (qualcuno anche in buona fede), è convinta di poter risolvere i problemi dell’uomo e dell’umanità intera.

E di norma lo fa attraverso proclami astratti e citazioni bibliche gratuite, recitate, spesso, senza alcun senso.

 

Generalmente sono annunci distaccati dalla comprensione del reale e perciò distanti dalle persone.

Lontano quindi da qualsiasi approfondimento sia di esegesi biblica, che neppure se ne parla, che di qualunque comparazione che porti a un riscontro sostanziale fatto con ragionevolezza e rigore.

In realtà, e per nostra buona sorte le cose non sembrano essere in questo modo.Anzi, non lo è stato nel passato, non lo è al presente e credo che mai lo potrà essere in futuro.

La strada da percorrere sembra essere un’altra: si tratta del cammino che sorge dall’ascolto della Parola che conduce alla consapevolezza e da questa presa di coscienza, che accade all’interno della nostra anima, essere nuovamente "partoriti" nell’esserci.

Per queste ragioni, l’ascolto non dovrebbe essere inteso come acquisizione di informazioni dottrinali da recitare all’infinito; non si tratta di questo.

Si tratta invece, di un incontro con la "Parola" vivente. Per essere più chiari, è un incontro con la "Parola" del Signore come "presenza" spirituale che ha luogo all’interno del nostro spirito. Un incontro dunque nell’essenza dell’essere.

Perciò questa volta la nostra adesione alla Parola si realizza con l’acquisizione di una coscienza dell’essere.

Un essere illuminato e rinnovato, da cui scaturisce una coscienza nuova che, sebbene centrata nel proprio essere, si dilata e si estende come frutto della consapevolezza all’acquisizione di una coscienza collettiva, ovvero alla percezione della totalità.

Dunque, una presa di coscienza di sé tendente alla responsabilità, alla solidarietà e alla fraternità. Una partecipazione complessiva che è scelta di vita e mai avidità ed egoismo, sia pure di natura devozionale.

L’egoismo a cui ho fatto riferimento è quel tipo di soggettivismo religioso subdolo e misterioso che il più delle volte, benché mimitizzato da atteggiamenti di rinunzie e di pietismo vario, in realtà è motivato da aspirazioni di ricompense molto più sostanziose.

Sono aneliti che solo apparentemente possono trovare una certa legittimità, poiché desiderio di ricevere e di possedere sono generati dal nostro egoismo. Anche se camuffati di religiosità, in generale aspirano a remunerazioni molto più consistenti da ritrovare in un futuro ultraterreno.

Bisognerebbe avere quindi una visione non solo meno egoista, ma anche meno egocentrica e più universale dell’esistenza umana. In nessun caso riducibile al nepotismo del proprio ghetto o ridotta e attribuita a "caste perbeniste" interessate. Infine non dobbiamo ricondurre il nostro atteggiamento religioso a commutazione commerciale con la divinità.

Dobbiamo comprendere una volta per tutte che ogni cosa ci è donata per pura Grazia Divina, per l’amore sovrano e incondizionato di Dio. Sopra ogni cosa ci è stato donato il Figlio unigenito che è la nostra salvezza.

La nostra Giustificazione e la nostra Santificazione e Adozione!

Trattandosi di credenti confessanti e quindi professanti una fede nelle Sacre Scritture, il richiamo generale è dunque di riporci all’ascolto della "Parola creatrice". Un ascolto che è ricettività e conseguentemente, un’apertura allo Spirito.

Una disponibilità spirituale che pone al bando ogni sentimento antropocentrico e quindi una accettazione della Grazia Redentrice che pone al bando in modo definitivo qualsiasi elemento di mercanteggiamento con la divinità. Quanto importanti sono le parole di un nostro antenato che recitano:

Salmi 119:105. 36:9.

La tua parola è una lampada al mio piè ed una luce sul mio sentiero. Poiché in te è la fonte della vita, e per la tua luce noi vediamo la luce.

Ebrei 4:12.

Perché la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore .